Torna l’appuntamento settimanale del lunedì con la rassegna stampa completa delle principali testate giornalistiche sportive proposta da Catania46.net. Il quotidiano di casa nostra “La Sicilia“, sottolinea la sorniona zampata da rapinatore d’area di rigore di Maxi Lopez. Per “La Gazzetta dello Sport“, a favore di una Lazio dismessa c’era un rigore per fallo di mano di Alvarez. Il ”Corriere dello Sport” mette sul piedistallo il centrocampista argentino Cristian Llama. Per il quotidiano “Tuttosport” il numero 11 etneo si prende una bella rivincita contro la dirigenza biancoceleste.

Partiamo da “La Sicilia” che in prima pagina titola “Maxi Catania“. A pagina 17 il titolo della sezione sportiva è “Catania zampata da tre punti“. Scrive così l’inviato Andrea Lodato: “E arrivò il giorno dell’avvoltoio. E senza aspettare nemmeno tanto. Il giorno del «senor» Maxi Lopez, il colpo del mercato italiano a gennaio, un attaccante al fulmicotone, uno che più che avere un passato ha un presente. Ed un futuro. Nel Catania. Venne il giorno dell’avvoltoio e del Catania, del solito Catania che ormai crede in se stesso, nei suoi mezzi, conosce, eventualmente, i suoi limiti, per questo si controlla quando deve farlo, per questo soffre anche, e parecchio, se c’è da soffrire, ma sa anche come cambiare marcia e andare a vincere.

La combinazione prodigiosa, Maxi Lopez e il Catania, il Catania e Maxi Lopez, anche contro una Lazio disperata, confusa, proiettata a lungo disperatamente in attacco, ma usurata innanzitutto dalla contestazione feroce alla società, al tecnico, a mezza squadra. Ed è caduta male questa Lazio, nelle mani di un Catania che se per 45′ sembra un po’ meno lucido del solito e con il baricentro pericolosamente arretrato, fa in quel tempo tutto quello che può fare per limitare i danni, anche con un pizzico di fortuna, per poi reagire cambiando registro, impostando una partita nuova nella ripresa, quella partita in cui più niente ci capisce la Lazio e i rossazzurri volano verso una vittoria che ha una sua importanza per la storia e una per la cronaca.

Sin dall’inizio l’assetto tattico del Catania si presta a molte interpretazioni e ad alchimie varie, ma in sostanza si parte per cercare di arginare il centrocampo laziale, che ha Baronio che imposta, Mauri che svaria molto tagliando il campo, Zarate che fa avanti e indietro.

Così il Catania si trova a lungo compresso nella zona centrale del terreno di gioco, quella dove generalmente riesce ad esprimersi meglio di questi tempi. Carboni costretto a fare il frangiflutti costruendo pochino, Biagianti che attacca altissimo Baronio, ma raddoppia su tutti i portatori di palla, ma mentre Llama a sinistra contiene e riparte con la consueta disinvoltura, anche con il supporto attivo di Capuano, fatica parecchio Izco a replicare le sue iniziative filtranti e rapide e anche Alvarez viene giù raramente. C’è Mascara per tutto il primo tempo larghissimo a destra, troppo largo, diremmo, per potere qualche volta entrare nel vivo del gioco. Tanto è vero che Peppe limita al massimo la sua partecipazione e per giocare il pallone deve andarlo a cercare e sta almeno a trenta metri di distanza costante da Maxi Lopez, con cui, invece, dovrebbe dialogare magari più fitto.

Sofferenza nei primi 45′ legata a quattro o cinque conclusioni della Lazio, che promuovono ancora una volta il freddo ed essenziale Andujar, che para bene, che conferma senso di piazzamento, intuito, buona sorte. Come quando spedisce sul palo, con la sua manona, un tiro insidioso e forte di Zarate, che magari non sarà il «Re Mida» del suo primo anno in Italia, ma che quando ha il pallone tra i piedi qualche apprensione te la mette sempre. C’è, però, qualcosa che non gira al meglio. Ormai abituati a vedere un Catania capace di tutto, di giocare bene e di difendersi, di attaccare e di puntare verso la porta avversaria, non sfugge l’ansia né la sofferenza.

E qui interviene Mihajlovic, che sta in tribuna e si agita il giusto, e Marcolin, che sta in panchina e fa sentire la propria voce ai suoi senza soste. Carboni, che ha preso una brutta botta al polpaccio, resta negli spogliatoi: dentro Ricchiuti. Siamo sicuri che anche senza l’infortunio del bravo e generoso Ezequiel, qualcosa sarebbe cambiato, perché se ne avvertiva chiaramente l’esigenza. Quel Catania votato alla resistenza giocava poco: bisognava cambiare registro.

Dentro Ricchiuti, quindi, Biagianti si piazza davanti alla difesa, Mascara trova il compagno con cui dialogare, Izco comincia ad accorciare di più il campo, e dalla destra sale Alvarez, mentre a sinistra Llama è una furia, in tandem con Capuano. Qui cambia la partita, il Catania comincia a tener palla, non lo terrorizza più il bravo Zarate, non è confuso dalla mobilità e dai pericolosi inserimenti di Mauri o dagli attacchi, peraltro pochi e sterili, di Floccari, l’uomo del mercato laziale, quello su cui Lotito ha puntato con decisione scartando senza troppi ripensamenti un tal… Maxi Lopez.

Al minuto 62′, così, la costruzione è esemplare: Ricchiuti controlla, palla a Mascara, il capitano va, alza la testa, vede una chioma bionda con la coda dell’occhio e mette il pallone in mezzo. Dias sembra in netto vantaggio e lo è, soltanto che l’avvoltoio è davvero quel fulmine imprevedibile che avevamo intravisto già otto giorni fa. Ci butta gamba e piede, e gira alle spalle di Muslera un gol straordinario che fa scattare per aria la panchina e quello spicchio di tribuna colorata di rosso e azzurro.

Ma s’era visto già dal 46′ che anche Maxi Lopez era cambiato. Aveva rabbia e cresceva in corsa e gambe, tanto è vero che aveva messo lui, in area, il miglior pallone per andare al tiro. Poi il trio Ricchiuti-Mascara-Lopez inventava e la Lazio cadeva stecchita al suolo. Fra i padroni di casa entravano attaccanti in esagerata quantità, ma al Catania bastava alzare in centimetri ed esperienza, con Terlizzi, l’assetto difensivo. Ciò sino a quando per far capire ai romani che quella vittoria aveva già un padrone, non entrava anche l’altro attaccante del Catania, Morimoto.

Poteva arrivare il 2 a 0, ci andava vicinissimo Ricchiuti con un tiro dalla distanza favorito da un’uscita strampalata di Muslera, ma ormai era fatta. Fatta. Il Catania respira per oggi e almeno per tutta questa settimana aria salubre, di quelle che regala allegria e altre motivazioni. La salvezza sarà un’impresa da inseguire sino alla fine, ma il Catania, questo Catania, conosce la strada“.

IL MIGLIORE: Maxi Lopez 7,5 - Cerca un po’ più il dialogo. Poi lotta e sgomita tanto, e cerca lui i compagni per il tiro. Sin quando il ragazzo non si sblocca e dimostra come fa un avvoltoio a far gol in un battibaleno.
IL PEGGIORE: Ezequiel Carboni 6,5 - Ci mette il corpo, la faccia, il coraggio,
tanto da farsi presto male.

Passiamo alla “Gazzetta dello Sport” che in prima pagina titola “Colpo Catania, la Lazio è nei guai”. A pagina 22 il titolo dell’articolo è ”Sprofondo Lazio. Addio Ballardini?”. L’inviato Stefano Cieri scrive così: “E adesso la B non è più un fantasma da tenere lontano. La Lazio, sconfitta da un Catania cinico e ordinato, sprofonda in zona retrocessione. Dalla quale si tira fuori la squadra siciliana. Che, da quando si è affidata a Mihajlovic (ieri in tribuna perchè squalificato), ha preso a marciare con un ritmo-salvezza. Grazie ad un gioco capace di adattarsi alle caratteristiche degli avversari e ad uno spirito di gruppo proprio di una squadra che vuole salvarsi. Esattamente ciò che non ha la Lazio di Ballardini, la cui avventura sulla panchina biancoceleste pare ormai al capolinea.

Il tecnico dei romani, a sorpresa, schiera tutti e tre gli acquisti dell’ultim’ora: Biava, Dias e Hitzlsperger. E manda ancora più in confusione una formazione che già di suo fatica a trovare punti di riferimento. Di fronte c’è invece un Catania che con poche e chiare scelte costruisce un successo preziosissimo. La doppia linea (difesa a quattro più Carboni, centrocampo a quattro, il solo Lopez davanti la linea della palla) regge l’urto dei padroni di casa nel primo tempo e si trasforma in una micidiale fionda nella ripresa. Il sasso che colpisce e atterra la Lazio è proprio Maxi Lopez. Ossia il giocatore che i biancocelesti avevano già preso, salvo poi mollare dopo l’arrivo di Floccari. E lui si vendica a metà ripresa con un gol da rapinatore d’area: girata al volo su cross di Mascara, con Dias colpevolmente in ritardo.

C’è ancora da giocare mezzo tempo. Ma alla Lazio non basterebbe neppure un’intera giornata per pareggiare. Come puntualmente accade da inizio stagione, infatti, tutto ciò che può la squadra di Ballardini lo fa nel primo tempo. Nel corso del quale qualcosa di buono riesce pure a costruire: due invitanti palle-gol sciupate da Mauri, un palo di Zarate e un rigore negato (mani di Alvarez su tiro di Mauri). Ma poi, dopo l’intervallo, il nulla. La società ora si interroga su Ballardini. L’esonero dovrebbe essere una questione di giorni se non di ore, con Camolese in pole per la sostituzione. In effetti una sterzata pare non più rinviabile.

Il Catania ha provveduto un paio di mesi fa  e la scossa ha prodotto un rendimento e una classifica migliori. Con Atzori i siciliani facevano un calcio bello, ma poco redditizio. Con Mihajlovic sono più cinici. All’Olimpico stringono i denti e le marcature nel primo tempo. Poi, compreso che il vento è girato, si avventano senza pietà sull’avversario. Prezioso si rivela il cambio dell’acciaccato Carboni con l’estroso Ricchiuti (che occupa il posto di Biagianti, a sua volta retrocesso nella zona-Carboni). E non è un caso che proprio da una palla recuperata dall’italo-argentino nasca l’azione del gol-artita, poi rifinita da Mascara e finalizzata da Maxi Lopez. La salvezza non è più un miraggio per i catanesi. Rischia di diventarlo per i romani.

IL MIGLIORE: Maxi Lopez 7 - Fa reparto da solo e alla prima palla buona decide la partita.
IL PEGGIORE: Pablo Alvarez 5,5 - Rischia il rigore su Mauri.

Passiamo al “Corriere dello Sport” che in prima pagina titola “Catania, colpo d’oro firmato Maxi Lopez“. A pagina 8 il titolo è “Proprio Maxi Lopez castiga la Lazio e fa volare il Catania. Ballardini compie le scelte sbagliate“. L’inviato Luigi Ferrajolo scrive così: “L’opera di demolizione della premiata ditta Lotito-Ballardini prose­gue. Quella di ricostruzione di Miha­jlovic anche, inesorabilmente. Vincen­do all’Olimpico, il Catania scavalca la Lazio e raggiunge il Bologna. Da quan­do c’è Mihajlovic, il Catania viaggia con la media di 1,75 punti a partita. Pesano enormemente questi tre por­tati via alla rivale con Maxi Lopez. In questo gol c’è anche la plastica sintesi delle scelte scellerate di Lotito: Maxi Lopez doveva andare alla Lazio ma è finito in Sicilia e la sua vendetta è sta­ta ancora più plateale perchè ha se­gnato anticipando Dias, brasiliano ap­pena acquistato da Lotito.

Il Catania è stato superiore alla La­zio. Quello che ha combinato Ballardi­ni ha dell’incredibile. Ha buttato den­tro tutti i nuovi, compreso Dias, che durante la settimana ha fatto la spola col Brasile e conosceva i compagni so­lo in fotografia. Per farlo esordire, Bal­lardini ha mortificato con la panchina Stendardo, uno dei più tosti e reattivi negli ultimi tempi, ed ha schierato Bia­va fuori ruolo, sull’out destro. Non con­tento, a centrocampo ha fatto debutta­re Hitzlsperger, che non è il panzer an­nunciato ma solo un giocatorino ordinato, ancora timido e non inserito.

Ma Ballardini è finito nel pallone do­po il gol. A quel punto ha rivoluziona­to di nuovo la Lazio, ha inserito prima Rocchi e poi Cruz, spostando Kolarov a centrocampo e cercando il pari con un pazzesco 4-2-4. Risultato: quattro difensori dietro a guardia del bidone, centrocampo in grande affanno e quat­tro attaccanti a pestarsi i piedi. Dopo un simile scempio, con la Lazio terz’ul­tima e senza gioco, se Lotito non fa una mossa, è auspicabile che la faccia Bal­lardini, dimettendosi.

Il Catania ha fatto un figurone, sen­za per questo incantare. Nel primo tempo più operosa e propositiva la La­zio, che non è stata nemmeno fortunata. Ha attaccato però poco e male, con Floccari inguardabile e Zarate a spraz­zi, nel complesso sotto tono. In 38’ la Lazio ha costruito tre discrete occasio­ni, tutte per Mauri, che da trequartista è diventato il più pericoloso. L’occa­sione migliore dopo 4’ ma Andujar in uscita ha ribattuto. Poi alla mezz’ora ha sfiorato il palo e al 38’, su cross da sinistra di Zarate, ha deviato da due passi di poco fuori. La fiammata lazia­le si è esaurita al 40’, quando Zarate, dal limite, ha costretto Andujar a de­viare il pallone sul palo. Poi basta.

Il Catania ha cambiato marcia nella ripresa, quando Mihajlovic ha sostitui­to Carboni con un vivacissimo Ric­chiuti. Proprio questi al 18’ ha avviato l’azione del gol. Ha vinto due contrasti a metà campo, ha affondato, poi palla larga a destra per Mascara, cross ra­dente al centro e Maxi Lopez, sino a quel momento poco pericoloso, con un guizzo ha anticipato in spaccata Dias e battuto Muslera. A quel punto il colpo finale alla La­zio l’ha dato Ballardini.

IL MIGLIORE: Cristian Llama 6,5 - Il più in­traprendente e più dotato di una squadra in salute. Inventa numeri sulla fascia, tiene in scac­co Biava, difende e ripar­te. IL PEGGIORE: Ezequiel Carboni 5,5 - Bravo nel fare filtro, meno nel costruire.

Chiudiamo con il “Tuttosport” che in prima pagina titola “Maxi Lopez, alè Catania. Lazio da B”. A pagina 14 titola “Maxi Lopez, biancoceleste mancato, fa godere Catania. Lazio, aria di B. Lotito-Ballardini, guai“. Scrive così l’inviato Stefano Carina: “Se il campionato fosse fi­nito ieri, la Lazio sarebbe retro­cessa in serie B. Brutto scivolone casalingo per gli uomini di Bal­lardini che perdono il confronto diretto con il Catania e ora si ri­trovano al terzultimo posto in classifica. Ironia della sorte a pu­nire i biancocelesti è Maxi Lopez. Sì, proprio l’argentino lungamen­te trattato dal presidente Lotito e poi accasatosi in Sicilia. Una vit­toria che vale doppio per gli etnei, merito di una gara accorta e ca­ratterizzata anche da un briciolo di fortuna (palo di Zarate e gol nell’unica vera occasione creata). Per la Lazio è notte fonda. A preoccupare, in ottica biancocele­ste, è il clima di rassegnazione che si respira all’interno della squadra con presidente (al quale durante la partita sono stati ri­volti addirittura cori macabri) e allenatore duramente contestati dalla tifoseria.

In Brasile lo soprannominavano la “Bar­bie”. Del celebre giocattolo, ha però solo la chioma bionda. Per il resto è un attaccante che non ha paura di nulla, abile a far sa­lire la squadra e letale nell’unico (e nemmeno facile) assist che rice­ve dai compagni. Nel post-gara glissa sull’esultanza (con le ma­ni alle orecchie): «Un segno di rivalsa sulla Lazio? No, ero so­lo soddisfatto per la mia rete». In difesa, invece, Mihailovic ha trovato un vero baluardo in Spolli. L’argentino non sbaglia un intervento. Insuperabile sui palloni alti e bravo anche quan­do deve fronteggiare nell’uno contro uno gli attaccanti bian­cocelesti che dovrebbero essere molto più agili di lui. La salvez­za passerà dai loro piedi. Certo che con questa vittoria la for­mazione siciliana comincia a guardare al futuro con più otti­mismo. E pensare che sino a qualche domenica fa il suo cam­pionato pareva segnato. Ades­so, invece, la svolta.

Premessa: sono ap­pena arrivati e va dato lo­ro il tempo per ambien­tarsi. Il problema è che la Lazio tempo non ne ha. Hitzl­sperger e Dias (più di Biava) dovevano essere il valore ag­giunto per questa squadra: al debutto si sono rivelati una delusione. Il tedesco è appar­so del tutto spaesato e timido. Ha corso tanto ma non è mai riuscito a trovare la posizione in campo. Per quanto riguar­da il difensore brasiliano, in­vece, dopo un primo tempo di­screto, nella ripresa viene bef­fato come un ragazzino alle prime armi da Maxi Lopez.

Il voto è pa­ri al numero degli attaccan­ti con i quali la Lazio ha chiuso la partita (Zarate, Flocca­ri, Rocchi e Cruz). E’ in evidente confusione: in una gara vitale per la squadra, rischia dal primo mi­nuto i tre nuovi arrivati alteran­do equilibri già precari. Dopo 23 giornate non è ancora riuscito a dare un gioco alla squadra, snatu­rando Zarate che oramai vaga in campo limitandosi al “compitino” anziché provare la giocata come faceva nella scorsa stagione con Rossi. Anche ieri ci ha messo del suo: perché Lichtsteiner in tribu­na se il Catania aveva un solo punto di riferimento in avanti? Qual miglior partita per sfrutta­re le avanzate dei due terzini? Ballardini, almeno a parole, con­tinua ad esser fiducioso e nega di pensare alle dimissioni: «La mia scelta è di andare avanti. Poi spetta alla società prendere le de­cisioni. La situazione è pesante ma sappiamo che dobbiamo lotta­re fino alla fine per salvarci. Sono preoccupato ma abbiamo i mezzi per uscirne. Oggi abbiamo perso con il Catania che ha tirato una sola volta in porta. Di chi è la col­pa? Le mie responsabilità me le prendo ma lo dobbiamo fare tut­ti ». L’allusione, nemmeno troppo velata è al presidente Lotito, an­che perché poi rincara: «Vanno bene i rinforzi anche se forse ci serviva un giocatore con caratte­ristiche diverse a centrocampo (Ederson?). La rosa, tuttavia, an­dava sfoltita». Dopo l’ennesimo ko, torna in bilico. Da ieri nella ca­pitale si rifanno i nomi di Giorda­no e Camolese. E nella tarda se­rata è spuntato quello di Arrigo­ni che pareva destinato al Pado­va e che, invece, ha preso tempo.

Spiragli per Le­desma. A riverarlo sia il ds Tare sia Ballardini: «Lotito e il ragazzo si sono incontrati, spe­riamo in un paio di giorni di risol­vere la questione». Tralasciando le dichiarazioni passate quando si parlava di scelta tecnica, è sta­to proposto all’argentino il rinno­vo contrattuale con una clausola di rescissione pari a 13 milioni. Il giocatore sarebbe propenso a fir­mare ma vorrebbe abbassarla ad otto. Si attendono sviluppi anche se vista la classifica non c’è più tempo da perdere”.

IL MIGLIORE: Maxi Lopez 7
IL PEGGIORE: Mariano Izco 6