AMARCORD CATANIA-GENOA: CHE GOLEADA LO SCORSO ANNO!
Scritto da Andrea Mazzeo il 30 Ago 2012 alle 06:10 pm | Argomento: Amarcord

Contando sul gemellaggio fra la formazione del Catania e quella del Genoa, la Fondazione Genoa 1893 (che ringraziamo calorosamente) ha inoltrato alla nostra redazione un dettagliatissimo resoconto storico di tutte le gara giocate fra le compagini in terra siciliana. Il Catania ha affrontato il Genoa al Cibali (uno dei quali disputato a Messina e un altro a Cosenza) in 27 occasioni, che vanno così suddivise: 10 incontri di Serie A, 17 di Serie B e 1 di Coppa Italia. I rossoazzurri primeggiano in tutte e tre le tipologie: a livello di Serie A hanno ottenuto 8 vittorie, 1 pareggio e 1 sconfitta, segnando 20 reti e subendone 8; a livello di Serie B 7 vittorie, 7 pareggi e 3 sconfitte, segnando 25 reti e subendone 22; nell’unico incontro di Coppa Italia si sono affermati sugli avversari, militanti in Serie A (e, quindi, superiori di una categoria), per 1-0.
Il primo incontro dei rossoblù a Catania (2-2), datato 5 maggio 1935, fu particolarmente drammatico, visto che il capolista Genova 1893, sconfitto la domenica prima sempre in terra sicula (1-3 a Messina), doveva ancora disputare, come la compagine etnea, distanziata di quattro lunghezze, quattro incontri, e aveva un vantaggio di due punti sul Novara e di tre sul Pisa, le sue più immediate inseguitrici, che, però, avevano ancora solamente tre turni a loro disposizione. Vero mattatore dell’incontro fu l’attaccante (prima centravanti e poi, dopo aver subito un infortunio, ala sinistra) Nicolò Nicolosi, che, dopo la rete al 32’ del 1° tempo, fu capace di raddoppiare a soli nove minuti dal termine. Gli uomini di Renzo «Figlio di Dio» De Vecchi ebbero la forza di non abbattersi e subito dopo la seconda rete etnea di tornare in partita con una rete dell’italo-argentino Julio Libonatti, che, grazie a un’incertezza del terzino sinistro Luigi Ferrario e del portiere Mario Sernagiotto del Catania, aveva sfruttato il suggerimento dell’ala destra Renzo Gobbi. Fu l’altra ala genovana Giuseppe Ferrari a perfezionare la rimonta a cinque minuti dal termine, correggendo di testa in porta una conclusione da 40 metri circa di Valentino Sala I.
La prima vittoria del Catania sul Genoa arrivò il 10 febbraio 1952 . Il Genoa, sceso a Catania da secondo (erano promosse le prime due e il Genoa si sarebbe poi classificato al 5° posto con 42 punti al termine di quel campionato cadetto, proprio dietro agli etnei, giunti a quota 44) in coabitazione con il Brescia, tornò a casa con un distacco di sei – da quattro che erano – punti dalla capolista Roma (che disputò in quella stagione quello che è finora il suo unico campionato in una categoria inferiore alla massima) e con un nuovo coinquilino, il Messina, fermato in casa 0-0 dal Pisa, sulla piazza d’onore. Il pesante risultato negativo di 1-4 fu determinato non da un’inferiorità di gioco ma dall’imprecisione degli attaccanti (il solo Attilio Frizzi fece eccezione al 16’ della ripresa con un bolide su punizione dal limite) e dalle deviazioni impresse da folate di vento nel 2° tempo ai tiri di Nicola Fusco II al 9’ e Francesco Randon al 44’, che resero vani i tentativi di parata di Angelo «Nane» Franzosi, già superato nel 1° tempo dallo stesso Fusco II al 19’ e da Natale Dalcerri con una gran botta nell’angolo alto alla sinistra del portiere genoano al 28’.
Dopo un pareggio nel campionato successivo di serie B per 1-1 datato 9 novembre 1952, con la promozione dei grifoni in serie A, le due formazioni si incontrarono solamente il 6 marzo 1955, anno in cui il Catania assaporò la prima storica promozione, prima di essere declassato per illeciti sportivi.
Con il primo incontro interno nella massima serie contro il Genoa, il Catania inaugurò una serie di cinque vittorie casalinghe consecutive a spese dei rossoblù. La partita venne agevolmente vinta con due reti nel 1° tempo (Vittorio Ghiandi, su allungo di Franco Bassetti, a precedere l’uscita bassa di Enrico Gualazzi, al 20’, e il tedesco occidentale Karl Heinz Spikofski, con un tiro senza molte pretese dal limite dell’area di rigore, passato sotto il corpo del portiere rossoblù mal tuffatosi, al 29’) su avversari poco determinati. Quell’incontro era stato diretto dall’arbitro Ugo Scaramella di Roma, che era e sarebbe stato il «fischietto» di altre due partite degli etnei in quel loro primo storico campionato di Serie A 1954/1955: la vittoria casalinga per 1-0 sull’Atalanta del 22 dicembre 1954 e la sconfitta esterna per 0-3 contro l’Internazionale il 1° maggio 1955. Durante l’estate il Catania, terminato al 12° posto in coabitazione con Lazio e Triestina, e Scaramella sarebbero poi stati rispettivamente retrocesso a tavolino in Serie B e radiato con la comune accusa di corruzione.
La partita più ricca di segnature fu quella del Campionato 1963/1964, incontro di ritorno della gara vinta a Marassi dai rossoazzurri, che stavano conducendo 2-0, con lo stesso risultato a tavolino, per invasione di campo al 31’ della ripresa. Passato in vantaggio grazie a un traversone di Mauro Bicicli, che aveva sorpreso Giuseppe Vavassori al 15’ del 1° tempo, il Genoa aveva incassato quattro reti nel giro di una decina di minuti (dal 21’ al 31’), complice un Mario Da Pozzo in giornata veramente negativa, che era stato battuto da tre pallonetti di testa di Giovanni Fanello (due volte) e Giancarlo «Pantera» Danova (seconda rete) e da un tiro al volo dello scatenato Fanello (terza rete). Dopo che a due minuti dal termine del 1° tempo Bruno Baveni aveva segnato una rete praticamente identica a quella di Bicicli, quasi a voler dimostrare che quella non era giornata per i portieri, al 13’ della ripresa Danova agganciava Fanello… nella specialissima classifica di giornata dei realizzatori di reti con pallonetti di testa ed otto minuti dopo l’italo-argentino Marco «Chico» Locatelli fissava dal dischetto del rigore il risultato sul 5-3 per il Catania.
Il Genoa presentatosi alla quart’ultima giornata da ultimo in classifica (retrocedevano in Serie C le ultime tre), a pari merito con la Reggiana e con una lunghezza di svantaggio rispetto a Cesena, Taranto e Piacenza, sul campo del Catania, che, da secondo in classifica qual era (erano promosse in Serie A le prime tre), doveva guardarsi dal trio delle inseguitrici (a un punto di distanza) Mantova, Foggia e Monza, il Genoa adottò una tattica non rinunciataria, come era facile prevedere, e si affidò all’ottima vena del suo portiere Antonio «Tony» Lonardi per riuscire a strappare un pari a reti inviolate, che sarebbe stato, però, vanificato la domenica successiva dalla sconfitta esterna per 0-1 nello scontro diretto con la Reggiana (anch’essa poi retrocessa).
Il 19 dicembre 1971 al “Cibali” l’arbitro Vito Porcelli di Lodi aveva sospeso la partita Catania-Livorno sullo 0-1 (poi trasformato dalla giustizia sportiva in 0-2 a tavolino) a due minuti dal termine per lanci di sassi dagli spalti e tentata invasione di campo, con cui il pubblico locale protestava contro la rete concessa al 23’ della ripresa a Lorenzo Righi, che aveva raccolto un cross effettuato con il pallone oltre alla linea di fondo da Angelo Raffaelli, fallosamente liberatosi nel corso dell’azione di Luciano Cherubini. Il primo dei quattro turni di squalifica del campo rifilati al Catania e dei due incontri con il Genoa finora non disputati all’ombra dell’Etna si concluse al “Giovanni Celeste” di Messina a reti bianche, dopo aver avuto il suo momento cruciale al 21’ del 1° tempo con il calcio di rigore parato da Lonardi al rossoazzurro Aquilino Bonfanti.
Con l’unica preoccupazione di vincere il Campionato, tenendo a distanza di sicurezza il Cesena (secondo a 2 punti), il Genoa, che aveva festeggiato la domenica precedente a Monza la matematica promozione in quella Serie A da cui mancava da otto anni, colse il suo primo successo a Catania alla penultima giornata: al 16’ del 1° tempo Antonio «Tony» Bordon approfittò di una clamorosa incertezza in uscita del portiere Rino Rado, scontratosi con il proprio stopper Ubaldo Spanio, su cross di Claudio Maselli, il quale aveva poi servito la palla girata di testa in rete da Sidio Corradi al 27’ della ripresa. All’ultimo minuto, sugli sviluppi di un corner battuto da Angelo Volpato, Giorgio Bernardis aveva segnato la «rete della bandiera» per gli etnei.
L’unico incontro finora disputato a livello di Coppa Italia venne vinto dal Catania, che andò in rete a tre minuti dal termine con Angelo Crialesi, che aveva ricevuto il pallone da Aldo Cantarutti, la cui carica su Silvano Martina era stata giudicata, tra molte proteste genoane, regolare dall’arbitro Luigi Altobelli di Roma.
Ventidue anni dopo la partita di Messina, Catania-Genoa si disputò nuovamente in campo neutro. Quando si giocò quella XXVII delle trenta giornate gli etnei, che avevano disputato l’ultima partita al “Cibali” contro il Milan il 12 febbraio 1984 per poi entrare a causa dei comportamenti violenti dei loro tifosi in quella gara e in successive su campi neutri in una spirale di altre due squalifiche consecutive, in ragione delle quali avevano giocato tutti gli ultimi cinque incontri interni in esilio, erano già matematicamente spacciati, mentre i rossoblù ancora cercavano con una veemente rincorsa finale di sfuggire al triste destino della retrocessione in Serie B che li avrebbe ghermiti a fine campionato. Nel 1° tempo della partita giocata al “San Vito” di Cosenza due azzeccati tiri al 28’ di Massimo Briaschi I e al 44’ di Paolo Benedetti permisero al Genoa di ribaltare l’iniziale vantaggio catanese firmato al 22’ dal brasiliano Pedro Luis Vincençote «Pedrinho» e di ottenere quello che è finora l’unico successo a livello di Serie A.
Nessuna delle due squadre retrocesse fu in grado di attrezzarsi per una pronta risalita l’anno successivo. Alla XXXII delle trentotto giornate il Genoa andò a cogliere la più rotonda delle sue vittorie esterne contro i rossoazzurri, in virtù di una doppietta di Giuliano Fiorini al 25’ del 1° tempo e al 2’ della ripresa, intervallata da un rigore trasformato da Ennio Mastalli al 40’, e di due reti nel finale di Roberto Simonetta sr. al 38’ e di Stefano Bosetti al 42’.
Il Genoa si presentò con il lutto al braccio e le due squadre osservarono un minuto di raccoglimento per ricordare Fabrizio Gorin II, ex giocatore ed all’epoca vice-allenatore rossoblù, deceduto il giorno precedente, nella prima partita del Campionato di Serie B 2002/2003. Evidentemente frastornati, i giocatori allenati da Claudio Onofri terminarono in virtù delle reti al 14’ di Cristian Bucchi, al 36’ di Vito Grieco e al 42’ di Michele Fini il 1° tempo sullo 0-3 (fatto mai accaduto nelle partite inaugurali delle novantotto precedenti edizioni dei campionati a cui aveva partecipato il Genoa e che si sarebbe ripetuto cinque anni dopo nella partita interna con il Milan del 26 agosto 2007). Nella ripresa i rossoblù reagirono, segnando su rigore con Marco «Carpa» Carparelli al 12’ e con la giovane promessa Sergio Floccari, esordiente nel Genoa e in Serie B, al 44’, troppo tardi per completare la rimonta. Val la pena di ricordare che come quella con il Catania non sarebbe dovuta essere la prima ma la terza giornata di campionato, in quanto le prime due erano state rinviate per la mancanza di accordi tra le società calcistiche e le emittenti della piattaforma satellitare a proposito della trasmissione in diretta delle partite, così l’«ombra lunga» degli etnei si allungò oltre la fine della stagione agonistica per il contenzioso sulla partita interna pareggiata 1-1 il 12 aprile 2003 contro il Siena, la presenza nelle cui file in quell’occasione di Luigi Martinelli generò pareri controversi di giustizia sportiva, portando a un’«estate calda», piena di discussioni e di ricorsi e culminata nella riammissione alla Serie B non solo della formazione rossoazzurra, ma anche del Genoa e della Salernitana e – in sostituzione del fallito Cosenza e in considerazione dei pregressi meriti sportivi – della Fiorentina, che aveva appena vinto (con il nome di Florentia Viola) il Girone B del Campionato di C2.
Nel Campionato 2003/2004, dove i rossazzurri fecero l’«en plein», avendo vinto 3-1 all’andata a Marassi, la vittoria in casa venne nelle battute finali di un incontro largamente dominato dal Genoa. Dopo che il Grifone aveva timbrato per ben tre volte i legni (una volta uno dei due verticali e due l’orizzontale) della porta catanese ed aveva fallito con Marco Rossi una clamorosa occasione da rete, al 42’ della ripresa l’attaccante belga-brasiliano Luis «Lulù» Oliveira aveva approfittato di testa di un suggerimento di Vito Grieco non intercettato dalla difesa rossoblù per battere Alessio Scarpi.
L’ultima vittoria genoana a Catania si determinò sette mesi e mezzo dopo con un netto 3-1 nell’anticipo della XIII giornata grazie alla batteria argentino-italo-nigeriana di attaccanti Diego Alberto «Principe di Bernal» Milito (aveva trasformato un calcio di rigore al 4’ del 1° tempo), Roberto Stellone (aveva segnato con un colpo di testa, su servizio di Vittorio Tosto, al 47’ del 1° tempo) e Stephen Ayodele Makinwa (subentrato da quattro minuti a Milito, il «coloured» era stato freddo nel trafiggere Armando Pantanelli, vanamente uscitogli tra i piedi, al 36’ della ripresa), a cui solo momentaneamente avevano saputo rispondere i padroni di casa con Marco Ferrante (aveva battuto Scarpi con una girata di destro, su servizio di Maurizio Anastasi, al 15’ del 1° tempo).
Più che per la rete annullata al 39’ del 2° tempo dall’arbitro Nicola Rizzoli di Bologna a Rossi per un presunto fallo di Danilo Valerio Sacramento su Marcello Gazzola la penultima partita tra le due squadre, terminata a reti bianche su un terreno di gioco inspiegabilmente – stante la sua lunga forzata chiusura all’attività agonistica – in condizioni pietose, può essere ricordata per il fatto che l’“Angelo Massimino” riapriva dopo sette mesi dalla tragica data del 2 febbraio 2007, quando un tifoso rossoazzurro aveva assassinato negli scontri al di fuori dello stadio durante l’incontro con il Palermo (il Catania era stato punito con otto incontri in campo neutro, i primi sette dei quali a porte chiuse) l’agente di polizia Filippo Raciti, per il quale venne osservato 1’ di raccoglimento nello stadio in cui erano presenti il padre Nazareno e la vedova Marisa Grasso dell’ucciso.
Poche emozioni e tanta noia tra Catania e Genoa nella stagione 2008/09 per la prima di campionato. Al Massimino le due squadre non divertono e appaiono stanche, ancora lontane dalla migliore condizione. I rossoazzurri, però, hanno un Mascara in più, che con un guizzo in area ligure nel secondo tempo regala la vittoria e il sorriso a Walter Zenga. All’11′ rete annullata agli etnei con Silvestri, che salta più alto di tutti e mette in rete di testa, ma il gomito è troppo largo e per Girardi si tratta di fallo su Rubinho. Il gioco si sviluppa per lo più nella metacampo genoana, con Martinez che prova a mettersi in evidenza un paio di volte. Di veri e propri pericoli, però, Rubinho non ne corre. Ma al 16′ della ripresa arriva il gol di Mascara che libera l’entusiasmo del Massimino: bella azione di Martinez che mette in mezzo, Rubinho respinge proprio sui piedi del piccolo attaccante siciliano che non ha alcun problema a mettere in rete.
Stagione 2009/10, ultima giornata, per il Catania arriva il record di punti (45) proprio contro il Genoa, condito da una bella festa per un girone di ritorno vissuto da protagonista. Dopo un primo tempo senza pretese, con le due squadre che sembrano già con la testa alle vacanze e invece, dopo appena un quarto d’ora succede di tutto. Acquafresca si fa respingere da Campagnolo un tiro a botta sicura da pochi metri; passa un minuto e Juric commette un fallo che gli vale la seconda ammonizione, lasciando gli ospiti in dieci uomini; sugli sviluppi della punizione il solito Maxi Lopez, pescato perfettamente da Capuano, trova il gol del vantaggio deviando di punta il cross quel tanto che basta per beffare Amelia.
Due anni fa, dopo la rimonta portata a termine contro il Lecce, il Catania si ripete contro il Genoa, riuscendo a portare a casa tre punti preziosissimi, specialmente dopo essere andato al riposo in svantaggio. Di Maxi Lopez e Bergessio i gol che sono valsi ai rossazzurri tre preziosissimi punti. Al 19′ al primo tentativo, il Genoa passa in vantaggio: Kucka calcia da fuori area, Andujar respinge in maniera goffa e Floro Flores è il più lesto a spingere in rete il pallone da due passi. Nella ripresa, il Catania si ripresenta in campo con due novità: Schelotto e Ricchiuti al posto di Ledesma e Potenza e la musica cambia subito: Maxi Lopez si dimostra il solito rapace d’area di rigore e, in seguito ad una mischia, è il più lesto a depositare il pallone alle spalle di Eduardo per il gol dell’1-1. La spinta rabbiosa della squadra di Simeone non si placa e appena quattro minuti dopo, Bergessio fa suo un pallone al limite dell’area di rigore e con un destro deviato batte ancora una volta il portiere portoghese. Al 76’ la partita può cambiare nuovamente: Augustyn stende Paloschi e per Giannoccaro è rigore ed espulsione. Dal dischetto, però, Veloso si fa ipnotizzare da Andujar e il risultato resta sul 2-1.
In una domenica pomeriggio orfana di parecchi match, spicca tra quelli giocati, Catania-Genoa. Partita a senso unico, 4-0 il risultato finale. Ineccepibile, incontestabile e indiscutibile. Poche volte il pubblico di Catania può dire di aver assistito in serie A a prestazioni così brillanti. Al 7′ Birsa in scivolata stende Gomez sulla linea del fondo in area. Lodi spiazza Frey, realizzando il penalty con un colpo basso alla sua sinistra. Nella seconda frazione di gioco, Barrientos chiude i conti. Al 51′ un suggerimento basso dalla sinistra di Gomez, mostra le vistose lacune della difesa genoana. In due infatti, respingo sui piedi di Barrientos, che solo in mezzo all’area non fallisce. Il terzo gol catanese, nasce da un contropiede acceso da un recupero di Almiron. Il pallone, arrivato al limite dell’area, gira in orizzontale da Gomez a Bergessio e quindi per Barrientos, che può realizzare la personale doppietta con un colpo di piatto destro. Il quarto gol, invece viene da un lungo rinvio di Kosicky. Kaladze guarda il pallone e si perde Bergessio, che scatta alle sue spalle. Controllo a seguire e tap-in vincente per l’ex Saint-Etienne.

















Lo scorso anno erano 11 cani morti senza speranza. Quest’anno sono un pò più pretenziosi.
Sta a noi dargli una mano per mettere a fuoco i loro limiti e le nostre possibilità.
Forza Catania!!!!!
carusi un informazione i posti per gli extracomunitari quest’anno sono finiti?
quanto è ridicolo il genoa, per gomez ha offerto 4 milioni più symour. GASPARIN gli ha riso in faccia
nooo, spolli ha detto su twitter di accusare ancora problemi alla caviglia. Speriamo allora che ci sia rolin
Citando una canzone di Sergio Endrigo: Per andare in europa ci vogliono i gol, per fare i gol ci vuole bomber, per fare tutto ci vuole un boooooooomberrrr.